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Comunicato stampa | Abitare i margini. Politiche e lotte per la casa nella torino degli anni Settanta

Abitare i margini
Gli anni delle lotte per la casa fra disuguaglianze e precarietà

 

Mercoledì 29 gennaio, per Edizioni Gruppo Abele, esce in libreria Abitare i margini. Politiche e lotte per la casa nella Torino degli anni Settanta, di Giulia Novaro. Il diritto di abitare, le lotte di classe e le forme di intervento istituzionale di edilizia urbana raccontati e analizzati attraverso la lente privilegiata della Torino operaia.

Diritto di abitare

«La carenza di abitazioni accessibili alle fasce di popolazione con reddito incerto o non elevato ha assunto ormai i connotati dell’emergenza sociale». Le parole di Stefania Falletti, dell’Osservatorio abitativo sociale di Torino, ci introduce immediatamente nella drammatica situazione in cui versa il diritto all’abitare nell’Italia di oggi. Il bisogno primario di avere un’abitazione, da punto cardine delle politiche del welfare, si è trasformato in una questione di ordine pubblico: nella sola area metropolitana di Torino gli sfratti sono fra i 2000 e i 3000 l’anno, in media 4 al giorno, quasi sempre per morosità ed eseguiti di notte e senza preavviso per evitare i picchetti anti-sfratto dei movimenti per la casa. Il motto fanfaniano «non tutti proletari, ma tutti proprietari», cardine della trasformazione della casa in bene rifugio per il ceto medio, mette al margine i cittadini e le cittadine con meno possibilità, così come i migranti, minando qualsiasi diritto essenziale ad avere un tetto sulla testa e inducendo una lotta fra ultimi e penultimi per l’accesso a case popolari sovraffollate e inadeguate. «La casa, ben distante dall’essere un diritto o un servizio sociale, rimane uno dei più forti meccanismi di esclusione ed emarginazione nella società».

Memoria e storia delle lotte per la casa

Giulia Novaro analizza le politiche – e le non politiche – per l’edilizia pubblica dagli anni ’60 del boom economico fino a oggi. Lo fa attraverso una lente molto specifica che è il complesso popolare di Corso Taranto a Torino. La ridotta dimensione spaziale scelta dall’autrice permette di affrontare più agilmente l’acuirsi del divario fra aree urbani centrali e periferie, che ancora si riflette nella geografia di molte città. Il complesso di Corso Taranto, pur mancando di servizi, scuole, addirittura strade asfaltate, è stato oggetto di risemantizzazione da parte dei suoi abitanti: movimenti “dal basso” e un clima di rivendicazione di diritti e servizi misero insieme lotte operaie, studenti e movimenti per la casa: «il principale “nemico” è il padrone, come effettivo responsabile dello sviluppo della città e della condizione operaia dentro e fuori la fabbrica. Le forze politiche e le amministrazioni in questo senso sono in primo luogo colpevoli di lasciare mano libera agli speculatori e ai grandi imprenditori, padroni della città che gestiscono secondo i propri interessi e i propri profitti». Giulia Novaro affina la sua analisi storica grazie a interviste e racconti di chi ha preso parte attiva a quei movimenti sociali, rendendo il suo lavoro un prezioso documento storico per chiunque voglia affrontare il tema della lotta per la casa.

Il saggio è frutto del progetto di ricerca di Giulia Novaro Ripensare la città nell’Italia del miracolo economico: il caso del triangolo industriale, che ha vinto nel 2019 il Premio Margherita D’Amico indetto dall’Associazione Scuola e società.

L’autrice

Giulia Novaro è laureata in Scienze Storiche ed è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino.

IL LIBRO

Abitare i margini
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