Editoriale

La Resistenza non è una reliquia – Estratto da «Camminare l’antifascismo»

Estratto Camminare l'antifascismo Lorenzo Guadagnucci

Il giornalista Lorenzo Guadagnucci è l’autore di Camminare l’antifascismo. La memoria come ribellione all’ordine delle cose. Nel suo libro racconta – in una forma che mette insieme il saggio e la narrativa – la Camminata antifascista nei luoghi della Resistenza partigiana, là dove furono compiuti terribili eccidi da parte dei nazifascisti ma anche grandi gesti di ribellione, coraggio e salvezza. Là, da Monte Sole a Sant’Anna di Stazzema, dove nacque la nostra Repubblica.

Quello che segue è un estratto dal capitolo 4, Paesaggi contaminati.


 

La Resistenza non è una reliquia

 

Sulle parole di Nicola ci rimettiamo in movimento e poco dopo Nello riprende il filo del discorso: «Non so se succede anche a voi, ma più entro nella storia, come stiamo facendo in questi giorni, più mi accorgo di quanto sia distorta e parziale la memoria che coltiviamo e trasmettiamo. Anche la nostra memoria, intendo, la memoria antifascista. Non parlo del revisionismo o dei nostalgici del ventennio più o meno mascherati. Penso alla faccenda dei bombardamenti, che tutti trascuriamo, e allo stillicidio della guerra ai civili. Ho sempre più la sensazione che il discorso antifascista si sia fossilizzato su pochi punti fermi, ripresi dalla narrazione mainstream, e abbia rinunciato a un approfondimento vero. Voglio dire che non ci sono state solo le stragi eclatanti di Monte Sole e Sant’Anna di Stazzema, ma una serie infinita di episodi, in un clima di autentico terrore durato mesi e mesi. In passato nel nostro ambiente si è parlato molto del lato nobile della Resistenza e troppo poco di guerra ai civili, mentre è proprio la guerra ai civili ad avere segnato di più la gente. E mi pare che non abbiamo sviluppato un grande pensiero a partire da questa constatazione». Fabiano, come suo solito, ascolta con attenzione e si concede un po’ di tempo per riflettere. Poi dà seguito alle osservazioni del compagno di cammino. I passi nel bosco, si sa, stimolano il pensiero e la parola. «Nello – dice Fabiano – secondo me ha ragione. L’esempio dei partigiani è centrale, ma il vissuto delle popolazioni non è meno importante. Per me anche questa è una dimostrazione di quanto sia necessario, oggi, ripensare senza paura l’antifascismo. Siamo rimasti troppo fermi negli ultimi anni, concentrati sull’importanza della lotta di Liberazione, e poco attenti all’evoluzione delle conoscenze sui fatti della guerra. Lo stesso concetto di guerra ai civili è piuttosto recente». Fabiano parla con voce sicura, pacata, la voce di chi ha meditato su quel che dice. «Abbiamo anche badato poco al mutamento della società. La memoria, ce lo siamo detti tante volte, ha senso ed è utile in quanto premessa e alimento dell’a– zione. Ma se non comprendiamo quel che avviene intorno a noi, quali sono le percezioni e i bisogni decisivi, finiamo fuori strada. Oggi siamo tutti impegnati nel contrastare il neofascismo, e ci mancherebbe che non lo facessimo, ma non possiamo limitarci a questo. Non dobbiamo mai dimenticare che dalla Resistenza – dalle varie forme di Resistenza – ereditiamo un patrimonio ideale unico e prezioso, ma perché sia vivo e utile è necessario che da esso attingano tutte le forze più vitali della società. Chi lotta contro le ingiustizie, chi vuole cambiare il mondo, può trovare in quell’esempio, in quella storia, una fonte d’ispirazione straordinaria. Altrimenti la Resistenza è una reliquia, un periodo di eroismo cui rendere omaggio, ma la celebrazione diventa una routine e dice poco o niente alle nuove generazioni. Forse dovremmo cominciare a parlare chiaramente di un antifascismo nuovo, un antifascismo che sia capace di concentrarsi sulle esperienze umane di allora e di oggi, lontano dai miti e dalle abitudini. Insisto sull’aspetto delle esperienze umane, quelle semplici, alla portata di tutti: sono più importanti degli atti di eroismo, che per definizione sono appannaggio di pochi». Fabiano trasuda passione, pur nella tranquillità del suo parlare. Giovanni e Marcello hanno ascoltato e si scambiano uno sguardo d’intesa. Dev’essere un tema di cui hanno già riflettuto fra loro. «Anche noi – dice Giovanni – abbiamo discusso di qualcosa del genere. Le ricorrenze e le cerimonie antifasciste non ci hanno mai interessato. Io ne sentivo parlare dai nonni, ma non ci badavo. Nemmeno per il 25 aprile. Mi parevano cose noiose e ripetitive. Poi sono venuto alla Camminata ed è tutta un’altra cosa. Le visite ai luoghi, le lezioni di Nicola, le discussioni fra noi valgono più di mille cerimonie e anche di mille libri». «Anche per me – dice Marcello tutto serio – l’antifascismo non è mai stato pane quotidiano. In famiglia non si parla di queste cose. Certo, so che cos’è stato il fascismo e lo respingo, ma la cosa finisce lì. I partigiani, francamente, li ho sempre visti come qualcosa di molto lontano, non solo nel tempo: i fucili, il nascondersi in montagna, gli attentati mi sembrano cose di un’altra epoca. Irripetibili. Ecco, sono venuto a questa Camminata grazie a Giovanni e a suo nonno, e ho scoperto un sacco di cose. Quello che mi colpisce, è la varietà delle esperienze fatte dalle persone. Esperienze enormi, di quelle che lasciano il segno, e fatte da gente comune. L’esperienza dei bombardamenti, il terrore seminato dai tedeschi, la scelta di andare coi partigiani o di sabotare i fascisti. La scelta di disobbedire alle leggi e agli ordini. Quanta roba. Sto capendo che in quel periodo si sono vissute situazioni davvero decisive. Non ci avevo mai pensato e non credo che si parli di questo durante le cerimonie, ammesso che le cerimonie siano uno strumento adatto a fare certe riflessioni. Vuoi mettere una visita diretta ai luoghi o una Camminata come quella che stiamo facendo noi?». Le parole di Marcello sono dolcissime alle orecchie di uno come Tiziano che la Camminata la organizza ogni anno pensando soprattutto ai giovani. Ma sorride sotto i baffi anche Nicola, questa Camminata – sembra pensare – allora funziona…

IL LIBRO

Camminare l'antifascismo - La memoria come ribellione all'ordine delle cose