Editoriale

Testimonianze dalla Costa d’Avorio, fra pandemia e nuovi progetti

giornata mondiale per l'Africa

Il 25 maggio è la giornata internazionale dell’Africa: in questa data nel 1963 fu fondata l’Organizzazione dell’Unità Africana (dal 2002 chiamata Unione Africana).

Da più di 30 anni il Gruppo Abele è presente in Costa d’Avorio – a Grand Bassam – con un progetto di cooperazione internazionale. Abbiamo chiesto a Leone e Francesca, che lavorano nella Communauté Abel, di raccontarci la vita in Costa d’Avorio in tempi di pandemia e dei tanti progetti che stanno per ripartire.


Agire locale

“Resilienza” è una parola molto di moda e abusata. Ma è l’unica che mi viene in mente per descrivere l’Africa. Che poi, anche dire “Africa”, parlarne come se fosse uno Stato e non un Continente vastissimo e dalle mille sfaccettature, è peccare di superbia: noi viviamo e lavoriamo qui alla Communauté Abel di Grand Bassam in Costa d’Avorio da 12 anni; un tempo abbastanza lungo per capire che non basterà mai una vita per capire veramente “l’Africa”, non abbastanza per ridurla a una descrizione univoca quantomeno.

Eppure in tante persone che incontriamo, in tante situazioni che abbiamo attraversato, non possiamo fare a meno di constatare questa capacità di risposta positiva e costruttiva alle difficoltà.

Una comunità che si adatta

La vediamo nei nostri ragazzi e nelle nostre ragazze: provengono da situazioni di privazione e violenza, che spesso raccontano in un francese sgangherato ma molto più immaginifico e colorato; quasi ridono nel descrivere quel che è stato per loro prima di arrivare alla Communauté Abel, quasi sembrano sketch teatrali.

Questa stessa positività la troviamo anche nei nostri lavoratori/trici che ogni giorno si mettono in gioco per superare le difficoltà con cui il lavoro ed il contesto ci sfidano quotidianamente.

La stessa Communauté Abel, nata 40 anni fa, quando il mondo era diverso – la Costa d’Avorio e la cooperazione lo erano – è la prova vivente della capacità di adattarsi al nuovo, dando risposte sempre innovative ai problemi, vecchi e nuovi.

Al fianco dei più deboli, ma… a un metro di distanza

Lo si è visto lo scorso anno, con la pandemia. Il primo riflesso è stato trovare soluzioni, subito: alla carenza di mascherine, abbiamo sopperito noi stessi presso il nostro atelier di formazione sartoriale, producendone in stoffa e coinvolgendo anche gli altri sarti della città per dare una possibilità a tutti di avere una protezione da un lato, e un’attività economica dall’altro; al distanziamento sociale, abbiamo risposto riformulando i corsi di formazione in piccoli gruppi e all’aperto; all’impatto economico dovuto alle chiusure forzate di certe attività commerciali, abbiamo provveduto attivando un servizio di assistenza porta a porta; insomma: rimanendo sempre, come dice il nostro motto, “al fianco dei più deboli”, ma… a un metro di distanza!

Immediatezza e resilienza

Va riconosciuto che lo stesso Governo ha agito prontamente, chiudendo le frontiere, istituendo zone rosse al primo caso non importato, allestendo centri di screening e di quarantena, implementando le strutture sanitarie e sollecitando le poche e piccole aziende farmaceutiche locali a produrre reagenti, disinfettanti e antivirali. Addirittura è stato chiesto all’ordine dei medici tradipraticiens (la versione seria dello “stregone” del villaggio nelle nostre rappresentazioni occidentali) di lavorare con l’Agenzia Nazionale del Farmaco per analizzare possibili principi attivi utili presenti nei preparati indigeni. È questo che chiamiamo “resilienza”!

Questo, unitamente forse a un clima caldo, una popolazione giovane e a una buona dose di fortuna – una volta tanto – ha permesso di arrivare ad oggi con solo 916 casi Covid confermati e 13 decessi da inizio pandemia. Questo in un Paese che, per disorganizzazione della pubblica amministrazione e indisciplina degli abitanti, non ha nulla da invidiare all’Italia.

Qualche numero

Quindi, in un anno complicato dal Covid e dalle Elezioni Presidenziali (per le quali si sono scatenati disordini che hanno provocato 85 morti), la Communauté Abel ha potuto comunque proseguire le attività ordinarie e portare a termine importanti progetti. Parliamo di cifre significative: 108 allievi/e della formazione professionale, 392 partecipanti ai corsi di alfabetizzazione, 15.820 pasti erogati, 787 visite mediche effettuate e 5.700 beneficiari delle attività ludiche, culturali e di sensibilizzazione.

I progetti di cooperazione internazionale

Ma parliamo anche di progetti importanti, come il progetto PARLE, finanziato dalla Cooperazione Francese (AFD), che ci ha permesso di ridurre la vulnerabilità di 136 ragazze uscite dal circuito della prostituzione di sopravvivenza. O il progetto start up2, finanziato da Regione Piemonte, Comune di Vinovo e Vinovo for Africa, grazie al quale abbiamo avviato tre start up, tutte al femminile, nel settore della trasformazione agroalimentare. E ancora due progetti, uno finanziato dalla Cei, l’altro dalla Delegazione Europea, per portare assistenza alle famiglie colpite dall’impatto economico del Covid.

Per il 2021 si prospettano inoltre nuovi grandi impegni: il più importante, grazie al contributo dell’Unione Europea, ci permetterà di prendere in carico e reinserire cinquanta vittime di tratta, identificate nel corso di una nostra inchiesta.

Un altro progetto che ci sta particolarmente a cuore è L’ambiente al Centro, sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese, attraverso il quale il Carrefour Jeunesse sarà trasformato in un centro per l’educazione ambientale e l’energia rinnovabile, grazie all’installazione di pannelli solari che ne garantiranno la sufficienza energetica. Questa iniziativa va a completamento del nuovo corso in elettricità domestica e solare, che abbiamo attivato due anni fa.

Dulcis in fundo

Dulcis in fundo (è proprio il caso di dirlo!), continueremo con lo sviluppo della cioccolateria, un’attività nata per valorizzare la materia prima principale della Costa d’Avorio e dare un’opportunità di inserimento lavorativo a giovani disagiati, e che rappresenta un nuovo modello di sviluppo del territorio e dell’imprenditoria sociale.

Francesca e Leone

UN LIBRO PER UN AIUTO CONCRETO

Nel 2018 Edizioni Gruppo Abele ha pubblicato Di qua e di là dal mare. Filastrocche migranti, di Carlo Marconi. Una raccolta di ventuno filastrocche – una per ogni lettera dell’alfabeto – sulle migrazioni, il valore delle diversità, l’amicizia, il rispetto.

Il ricavato della vendita del libro è in parte destinato a finanziare il progetto di cooperazione internazionale del Gruppo Abele in Costa d’Avorio.

Di qua e di là dal mare. Filastrocche migranti